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8 Marzo 2020 – II Domenica di Quaresima (Anno A)

giovedì 5 marzo 2020
8 Marzo 2020 – II Domenica di Quaresima (Anno A)

“La beatitudine che ci aspetta”

1° Lettura: Gn 12,1-4a - Salmo: 32 - 2° Lettura: Tm 1,8b-10

 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.

E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».

Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra.

Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».

All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.

Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

 

Leggendo l’episodio di Gesù trasfigurato sul monte, sfolgorante di luce, in conversazione con Mosè ed Elia, pare di contemplare una scena quanto mai lontana dalle nostre esperienze.

 

Anche i nostri momenti di “vetta” sono polvere di fronte a tanta gloria!

Di conseguenza, un senso di estraneità, se non addirittura di scetticismo.

 

Ma è poi proprio così?

Davvero non abbiamo conosciuto anche noi qualcosa di simile?

 

È lecito dubitarne.

Probabilmente anche il più umile di noi ha goduto, nella sua vita, qualche attimo analogo:

      - durante l’infanzia, una mattina che, stando alla finestra e guardando un albero o un gatto o una casa, siamo stati folgorati da un lampo di luce interiore e ci è parso di essere già in paradiso, o almeno di sentirci promettere un miliardo di anni di felicità indisturbata;

      - da adolescenti, quando lo sguardo di una compagna, improvvisamente, ci ha fatto scoprire l’amore, con la certezza di non dimenticarlo più;

      - più tardi, le emozioni per la nascita di un figlio o per una grande soddisfazione professionale, o la scoperta di panorami mozzafiato.

Lampi, estasi brevi, assicurazioni perentorie di beatitudine eterna.

 

È vero che è stato così?

E in quei momenti “alti” non ci siamo forse detti «è bello per noi essere qui!», come Pietro?

 

I romanzieri realistici o i cineasti documentari di oggi queste cose non ce le dicono quasi mai.

Eppure è una realtà anche questa!

Anzi è la realtà suprema, quella che trascende e ingloba tutte le altre.

 

Momenti simili sono capitati anche a chi non crede in Dio.

Eppure anche loro, in quegli attimi, sono stati CREDENTI.

Stavano anche loro sul Monte della Trasfigurazione, saettati dalla visione abbagliante di Dio.

 

Solo che non lo sapevano.